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Dalle Origini alla storia…

La notizia più antica riguardante Paduli risale al I° secolo d.C. (età Augustea). Essa può rinvenirsi nel VIII° libro del poema "De Puniche" scritto dallo storico latino Silio Italico. Questi, descrivendo le varie popolazioni sannite, cita quelle che si erano stabilite presso la catena di colline detta "Batulum", poichè qui si coltivavano Batulo e Mucre. Il nome Batulum, nel corso della storia, fu certamente mutato in Padulum e poi in Paduli, a causa delle varie influenze linguistiche apportate dai numerosi popoli, che invasero e conquistarono queste terre.

Per la sua posizione geografica, Paduli ha avuto sempre una grande importanza strategica nel corso della storia. Situato lungo la via consolare Egnatia (poi Traiana), rappresentava un passaggio obbligato per i commerci tra Roma e la Puglia. In località "Forum Novum", nella valle del Tammaro, vi era un mercato pubblico ed una stazione di sosta (taverna) per il cambio dei cavalli "mutatio".
Nel 1122 il duca Guglielmo il Normanno occupò Paduli, lo fortificò e ne fece la sua base militare per i continui conflitti contro Benevento, Ariano e Montefusco. Re Ruggiero di Sicilia, sconfitto dal duca Rainulfo, si rifugiò a Paduli nel 1137. Dopo aver istituito il suo quartier generale entro le mura del paese, in poco più di un anno, riconquistò tutto il Regno delle Due Sicilie. Per premiare la devozione e la fedeltà dimostragli dalla popolazione locale, Paduli fu annesso direttamente alla corona.
Nel 1129, quando cominciarono le lotte tra i Papi e Federico II, Paduli, fedele alla corona, fu assediato e occupato dai beneventani e dalle truppe papali.Qualche anno più tardi, subi l’invasione degli Ungheresi, degli Aragonesi e degli Angioini di Carlo D’Angiò. Il 5 Dicembre, Paduli fu sconvolto fino alle fondamenta, da un tremendo terremoto, che apportò morte e rovine (1300 vittime sotto le macerie). Altro grave flagello fu la terribile pestilenza del 1649, che decimò la popolazione locale. Per quasi 300 anni, Paduli fu venduto, ceduto ed ereditato da varie famiglie nobiliari. Il 12 ottobre 1726, la famiglia Cybo Malaspina vendette Paduli per 52000 ducati a Baldassarre Coscia, che il 19 ottobre 1727 fu nominato Duca di Paduli da re Carlo VI. Nel 1961 Paduli fu accorpato alla provincia di Benevento. Durante le due guerre mondiali, oltre ai nefasti effetti dei bombardamenti su Benevento, Paduli subì anche un disastroso terremoto (1929). Dopo la fine dell’ultimo conflitto mondiale e con il terremoto del 1962, si ebbero cicliche e massiccie ondate migratorie di padulesi verso le Americhe e l'Europa centro-settentrionale.

Paduli oggi…

L'antico centro storico è stato quasi del tutto abbandonato dopo l'ultimo sisma (1980), e solo da qualche tempo sono state avviate iniziative e proposte per il suo recupero e la sua valorizzazione. La nuova zona urbana, fornita di servizii ed infrastrutture più rispondenti alle nuove esigenze della popolazione, si è invece sviluppata lungo il Viale Libertà (cuore del paese), la zona del convento e quella limitrofa alla strada statale 90bis, con abitazioni di tipo popolare e residenziale.
L'evoluzione economico-sociale di Paduli ha visto nascere nuove attività commerciali (negozi e supermercati), che hanno sostituito le vecchie botteghe, insieme ad una serie di locali pubblici (bar) per il ritrovo di giovani ed anziani. Sebbene in crisi, l'agricoltura è ancora oggi, la principale attività economica del paese. La coltivazione del tabacco soprattutto, insieme a quella dei cereali, olio e vino, impegna più del 50% della popolazione. Altri settori trainanti sono l'edilizia, l'artigianato ed il commercio.
Al loro sviluppo ha contribuito anche una migliore viabilità. Paduli, infatti, è facilmente raggiungibile dalla strada Statale 90bis, che lo collega con Benevento e le zone dell'avellinese. Le strade provinciali, comunali ed interpoderali hanno, invece, facilitato i collegamenti tra il centro del paese e le sue contrade.

Un grazie all'autore che ha fornito il lavoro della sua ricerca :Felice Truglia

Chiese di paduli nella storia

Chiesa di S. Maria delle Grazie

Chiesa di San Nicola

Chiesa San Bartolomeo Apostolo

Chiesa San Giovanni Battista

Convento Paduli

SULLE TRACCE DI ANTICHI SILENZII PERDUTI

CHIESA DI S. MARIA DELLE GRAZIE

Sono ben poche le notizie a disposizione, riguardanti la chiesetta di S. Maria delle Grazie; la sua costruzione, probabilmente, è da attribuirsi ad Alberico Cybo, Principe di Massa, che nel 1609 divenne Duca di Paduli.
Non è chiaro se il Duca abbia fatto costruire la chiesa sui ruderi di un luogo sacro preesistente, e dedicato a S. Maria delle Grazie oppure abbia deciso egli stesso di dedicare, per la prima volta, una chiesa a tale venerazione.
Da un atto notarile datato 1700 (inserito in uno dei volumi del "Fondo Notai") si legge che la suddetta chiesa, chiamata anche di S. Maria di Portanova ed appartenente al Signor Duca di Massa, padrone di Paduli, è una di quelle cinque chiese padulesi riedificate in seguito al terremoto del 1688.
La ricostruzione fu sicuramente opera del Duca di Massa, persona assai devota: lo stesso commissionò la realizzazione di ben nove statue (S. Maria della Pietà, San Giovanni Battista, San Giovanni Evangelista, San Giuseppe, San Rocco, San Michele Arcangelo, S. Bartolomeo Apostolo, San Nicolò ed un'altra non ben identificata) destinate a decorare, in sua perpetua memoria, alcune delle chiese esistenti in quel tempo a Paduli.
Il 12 ottobre 1726, Aderano e Camillo Cybo Malaspina vendettero Paduli a Baldassare Coscia, nipote del famoso cardinale Coscia di Pietradefusi, confidente del papa Benedetto XIII°; da allora la chiesetta di S. Maria delle Grazie fu detta dei Coscia.
Nei giorni di festa in onore della Madonna delle Grazie, i padulesi erano soliti organizzare, in prossimità della chiesa, sulla piazzetta compresa tra la Via S. Pietro e l'arco di Porta Nova (oggi completamente distrutto), manifestazioni religiose e civili di vario genere.
Oggi, la chiesetta di S. Maria delle Grazie, di Portanova, dei Coscia è chiusa al culto ed ai pochissimi temerari visitatori del centro storico padulese, essa si presenta fortemente danneggiata.
Da un'ampia crepa, appositamente aperta da qualche vandalo sulla parte bassa della porta in legno, è possibile osservare l'interno della chiesa: il tetto è crollato in alcune parti, mentre le pareti e il piccolo altarino centrale sono ridotti in pessime condizioni di degrado.
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LA CHIESA DI SAN NICOLA

Non si conosce con esattezza il periodo di edificazione della chiesa dedicata a San Nicola. Da un atto del notaio Giuseppe de Martino, risalente al 3 Aprile 1700 e riguardante lo stato di cura delle chiese padulesi, si legge che la chiesa di San Nicola (nel testo citata come chiesa di San Nicolò), di proprietà della comunità di Paduli, fu ricostruita dopo il terribile terremoto del 1688. Ciò evidenzia non solo la particolare e fervida devozione che i padulesi nutrivano verso San Nicola (patrono di Paduli), ma anche l'antica origine di tale culto votivo.
Durante i primi anni del secolo XV°, la comunità padulese già venerava un'icona di San Nicola, pertanto è molto probabile che già in tale periodo vi fosse un piccola cappella dedicata al santo patrono. Anche la statua di San Nicola è sicuramente antecedente al 1700; da una nota dell'archivio parrocchiale si legge che il 10 luglio 1773, furono pagati circa quindici ducati a Mastro Giuseppe Basile, per l'accomodamento dello stucco del nicchio di San Nicola nella chiesa di San Giovanni Battista (non è chiaro perché la statua di San Nicola si trovasse in un'altra chiesa invece di essere alloggiata nella propria).
Oggi della chiesa dedicata al patrono di Paduli restano solo i ruderi della facciata e delle mura perimetrali, tenute in un pessimo stato di abbandono; il tetto realizzato con antichi embrici sostenuti probabilmente da travi lignee è interamente crollato. All'interno dell'edificio, sicuramente di notevole pregio artistico, non restano che tracce dell'altare maggiore e degli alloggiamenti delle icone e statue che in esso erano presenti, mentre sui muri interni è possibile rilevare qualche piccola traccia di antichi affreschi. All'esterno non resta quasi nulla, il sagrato della chiesa che dava su Piazza Mercato e la "Suttetta", ed al quale si poteva accedere anche attraverso "a lammia 'e Santo Nicola", è stato interamente cancellato e distrutto da qualche colpo di ruspa. Al suo posto è stato eretto un muro, per evitare che la chiesa frani sul "mausoleo" sostituente la "Suttetta" (antico portico coperto, entro il quale si svolgevano mercature di grano, olio e altri prodotti locali).
La "lammia 'e Santo Nicola", sotto la quale ancora resiste un piccolo altarino votivo, è stata invece puntellata da pali di legno che ne impediscono il crollo; il tutto è abbellito da rovi, erbacce, ratti e perfino qualche sacchetto di spazzatura.
Ancora qualche anno di abbondono ed indifferenza, e di questi luoghi non resteranno che antichi silenzii perduti per sempre.
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CHIESA DI SAN BARTOLOMEO APOSTOLO

CENNI STORICI: "E' di costruzione romanica, di un'artistica semplicità e rozzezza; originale poiché vi si entra per il campanile lapideo, quadrato e a due terrazze e forma l'avancorpo della facciata sotto la quale si apre un ampio ingresso arcuato in fondo al quale si trova la porta della chiesa, al sommo di una scalinata. Ai due lati della facciata vi si vedono incastrati due rozzi bassorilievi antichi della stessa pietra, l'uno rappresenta lo spunto di un branco di maiali e l'altro di un branco di pecore, simboli forse di tradizioni pastorali del paese", così lo Iamalio descrive la Chiesa di San Bartolomeo Apostolo nel suo libro: "La regina del Sannio".
Non si hanno notizie certe riguardo al periodo della sua fondazione; da una bolla conservata nell'archivio abadiale si rileva che la primitiva chiesa fu consacrata il 5 maggio 1283 dall'Arcivescovo di Benevento, G. Di Castroceli.
Alcune antiche memorie (1595), documentano che alle elezione dell'abate concorreva anche il voto del popolo.
I terribili terremoti del 1688 e del 1702 la distrusse dalle fondamenta, e fu necessaria, in entrambe le occasioni, tutta la generosità dei padulesi per ricostruirla.
Riguardo all'attuale edificio, fu il cardinale Orsini a porre la prima pietra, benedicendola e murandola nelle fondamenta dell'altare di S. Maria del Carmine, sulla parte occidentale, e a consacrarla il 25 Luglio 1704. Lo stesso Cardinale Orsini, divenuto poi Papa Benedetto XIII mostrò una particolare attenzione e predilizione per questa "Collegiata Chiesa Abadiale".
Gaetano Coppola nel suo libro, "Paduli Ieri e Oggi" a tal proposito scrive: "Attraverso le sue visite biennali, si era reso conto dell'intensa attività pastorale che questa chiesa svolgeva: il culto divino era espletato in modo scrupoloso e consapevole, i beni ecclesiastici erano conservati in buono stato ed amministrati nel pieno rispetto della legalità e degli ordini impartiti dalla curia. La Badia era un centro di preghiera, di intensa vita spirituale e culturale del paese, punto di riferimento per tutti che trovavano in quei santi sacerdoti (il numero dei canonici era di 18 nel 1704) una guida illuminata e saggi consiglieri per affrontare i diversi problemi della vita."
La Chiesa di San Bartolomeo Apostolo fu infine danneggiata dal sisma del 1962 e del 1980, e ristrutturata grazie ai fedeli e alle amorevoli cure dello scomparso Monsignor GiovanBattista Follo.
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CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA

CENNI STORICI: "Uno spaccato storico della realtà
padulese mertevole di emergere da un oblìo ingiustificato"; con queste parole Padre Davide Fernando Panella descrive la chiesa padulese di San Giovanni Battista, nel suo libro:
LA DEVOZIONE POPOLARE
AI SANTI SEBASTIANO E ROCCO
LA CHIESA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
E LA PESTE NEL SEC. XVII A PADULI
Questa "ecclesiam extra oppidum Paduli" oppure "chiesa campestre di San Giovanni", così chiamata poiché sorgeva all'esterno della cinta muraria del Castello ducale, è una costruzione di stile barocco molto delicato risalente al sec. XVIII. Probabilmente sorge sulle rovine di una chiesa più antica di cui però non si conosce l'anno di fondazione, distrutta dal terribile sisma che colpì Paduli nel 1688. La chiesa di San Giovanni Battista vanta un singolare record di carattere storico fra le chiese dell'arcidiocesi di Benevento: la posa della prima pietra (Giugno 1719) e la sua consacrazione (Maggio 1727) furono effettuate dalla stessa persona, Vincenzo M. Orsini, cardinale arcivescovo di Benevento nella prima occasione e Papa Benedetto XIII nella seconda.
Assai antiche erano anche le numerose statue ospitate al suo interno (ben nove: una sopra l'altare maggiore e quattro su ciascuno dei due lati), fra queste la splendida statua raffigurante San Rocco realizzata da autore ignoto alla fine del XVII, tuttora ben conservata e venerata dai padulesi.
La chiesa di San Giovanni Battista, sebbene fosse collocata all'esterno del borgo abitato, era assai frequentata soprattutto nei giorni festivi dedicati ai santi titolari della chiesa (San Giovanni Battista, prottetore di Paduli nel secolo XVIII, e San Giovanni Evangelista). Il giorno della festa, la statua del santo veniva portata in processione nella chiesa collegiata , dove si celebrava la messa solenne; nel pomeriggio, sempre in processione la statua veniva riportata nella chiesa di San Giovanni, dove si celebravano i vespri e si impartiva la benedizione eucaristica. Durante queste festività venivano celebrate anche alcune particolari manifestazioni ricreative: "il pallio" e i "tamburrini". Così come accadde nel 1688, la chiesa di San Giovanni Battista fu gravemente danneggiata dal terremoto che colpì Paduli nel 1962. Dopo tre secoli, San Rocco, "il santo pellegrino", dovette lasciare la sua nicchia per essere collocato nella chiesa di San Bartolomeo Apostolo. Finalmente dopo quasi quaranta anni di chiusura al culto, il 13 Dicembre la chiesa è stata riaperta e restituita ai fedeli padulesi, in tutto il suo splendore.
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CONVENTO FRANCESCANO
"SANTA MARIA DI LORETO" Sito del convento

La tradizione vuole che, dopo il passaggio di San Francesco d'Assisi per l'antica via Egnatia, diretto al Gargano, sia stata costruita, in contrada Forum Novum (Forno Nuovo), ai piedi della collina dove sorge attualmente l'abitato, una cappella-eremitorio per i frati. Questa, con il trascorrere degli anni, divenne un convento dedicato a "S. Maria della Libera", conosciuto dai più anziani come "A Madunnella". Forse un terremoto o come racconta qualche anziano della zona, un'invasione di cavallette distrusse questo antico convento di cui oggi restano solo le tracce dell'antica muratura.
L'attuale convento francescano, dedicato a S. Maria di Loreto, risale al secolo XVI (14 luglio 1538 anno di fondazione); esso venne costruito ed abitato dai Frati Minori Conventuali, i quali diedero impulso alla devozione verso l'Immacolata Concezione, San Francesco d'Assisi e Sant'Antonio da Padova e dal sec.XVII a San Liberatore. Il terremoto del 1688 lo rase al suolo tanto che i frati lo abbandonarono facendovi ritorno solo dopo il 1775 quando, ultimata la sua ricostruzione, venne ricostruita anche la chiesa nello stile che molti hanno voluto individuare nella scuola vanvitelliana. Dopo la soppressione del governo napoleonico (1809), i frati furono nuovamente costretti ad abbandonare il convento, che disabitato si avviò lentamente ad uno stato di abbandono. Prima dei moti rivoluzionari del 1820 nel convento abbandonato si riuniva un gruppo di Carbonari denominato "L'inimica dell'ambizione". Dal 22 aprile 1839 inizia una nuova fase della storia di questo convento con l'arrivo dei Frati Minori Riformati della Provincia di S. Angelo di Puglia, i quali lo utilzzarono come lanificio provinciale. Nel 1911 fu eretta la Provincia Beneventana dei Frati Minori di S. Maria delle Grazie, così che questo convento divenne sede del Collegio Serafico (1922), dopo esser stato sede della Curia Provinciale dei Frati. Durante la II guerra mondiale (dal 13 settembre al 12 novembre 1943), a seguito dei violenti bombardamenti su Benevento, nel convento furono traferiti i feriti dell'ospedale S. Diodato, che era stato distrutto. Anche la statua della Madonna delle Grazie di Benevento e alcuni frati trovano riparo fra questa mura dopo la distruzione del santuario beneventano. Dal 1945 al 1947 fu studio teologico della Provincia dei Frati. Dopo il terremoto del 1962 venne completamente ristrutturato e a seguito del sisma del 1980 ospitò la locale scuola media di Paduli per diversi anni. Oggi, dopo la recente scomparsa di P. Martino Mastrocinque, figura assai cara ai padulesi, il convento è abitato da P. Davide Panella e P. Sabino Iannuzzi. Da ammirare al suo interno le imponenti arcate dello splendido chiostro settecentesco con l'antico pozzo di pietra, lo scalone vanvitelliano che conduce alle celle dei frati, l'altare maggiore e la balaustra delimitante il presbiterio di marmi policromi della chiesa.
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Felice Truglia

 

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